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Piergiorgio Ravasio |
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di Piergiorgio Ravasio
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20-04-2007 |
17-04-2007 |
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| La Trama / L'Opinione |
di Piergiorgio Ravasio |
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Dopo anni di approfondite ricerche sul tema oggetto di questo suo secondo film (il primo successo l'ottenne nel 1993 con "Bronx"), l'attore, regista e produttore premio Oscar Robert De Niro ci presenta oggi "L´ombra del potere": un film che non vuole solo parlare di spionaggio, ma che mira a portare allo scoperto le fondamenta stesse dei servizi segreti, per raccontare al pubblico in che maniera uomini potenti, nella maggior parte dei casi coperti dall´anonimato, hanno letteralmente controllato e governato il mondo.
Protagonista principale della scena, presente in ogni sequenza dall'inizio alla fine delle quasi tre ore di pellicola, è l´agente della CIA Wilson. Incarnato da Matt Damon (uno degli attori più ricercati di Hollywood, visto quest'anno accanto a Di Caprio nel film "The Departed", senza voler dimenticare i precedenti "Will Hunting - Genio ribelle" e "Salvate il soldato Ryan"), il protagonista ci racconta la "sua storia". Una storia nella quale viene esplorato un lato molto personale e forse poco conosciuto della CIA: quello della famiglia di un agente tipo, le sue dinamiche familiari, il comportamento con i propri figli e i sogni che gli agenti segreti nutrono nei loro confronti.
I membri dell´associazione segreta vengono dipinti dal regista De Niro come persone coraggiose e animate da grandi ideali di servizio verso il proprio paese; provengono dall'associazione segreta e massonica degli Skull and Bones, selezionati tra le menti più brillanti degli studenti universitari. Una confraternita, questa, che, per dovere di cronaca, è bene ricordare che conta tra i suoi membri diverse personalità di spicco tra le quali il Presidente Gorge W. Bush, suo padre e il padre di suo padre.
Il film mostra, all'inizio di quella storia che copre un arco di tempo di 35 anni dal 1925 al 1961, come gli Stati Uniti non ebbero bisogno di un'organizzazione quale la CIA, che sfruttasse le informazioni raccolte dall'OSS (Office Strategic Service). Ma, dopo la seconda guerra mondiale, i leader politici si resero conto che era giunto il momento di fondare un'agenzia che agisse sotto copertura.
Grazie ad uno stile di recitazione assolutamente diverso dal suo standard, il Matt-Wilson-Damon uscito dalla penna di Roth, rivestendo un personaggio freddo e distaccato, dal tratto marcatamente sommesso e imperturbabile, è il cervello e l'anima di tutto; colui che detta le regole di base dell´Agenzia e si considera, al tempo stesso, la coscienza dell'America alle prese con l´Unione Sovietica e il difensore della libertà degli americani. Come capo dei servizi di controspionaggio, il suo lavoro è quello di penetrare all'interno dei servizi segreti dei nemici e alterare la percezione stessa dei nemici. Persona tranquilla, intelligente, che non si fa mai prendere dal panico, amante della poesia e dell'arte, mente brillante, emulando il padre viene risucchiato in un mondo totalmente diverso dalla sua indole e che lo porterà a quella profonda solitudine allontanandolo progressivamente dalle persone a lui più vicine.
Gli affetti familiari che ne risentono hanno il volto dell'attrice Angelina Jolie, nel ruolo della moglie. Attrice premiata con un Oscar e tre Golden Globe, e una delle donne di maggior talento del momento (alle spalle "Mr. & Mrs. Smith", "Alexander", "Tomb Raider", "Fuori in 60 secondi", "Ragazze interrotte", "Il collezionista di ossa"), è la vittima principale di questa segretezza; costretta a vivere una vita piena di incertezze e riserbo, in quanto moglie di una spia. Subisce tutte le cose negative di quel mondo e si sente vittima di un ambiente nel quale non c´è nulla di onesto e dal quale si sente esclusa. Accanto a lei un figlio che cresce nel terrore e nella paura di un padre lontano e spesso assente, tanto fisicamente quanto emotivamente. Affascinato, e nel contempo disgustato da ciò che fa il padre, alla fine seguirà le sue orme per ottenere la sua attenzione e il suo amore.
A fianco del magistrale De Niro, che qui vediamo nel ruolo del generale Bill Sullivan, ufficiale dell'esercito americano che creò il primo servizio di intelligence e che sceglie Wilson per fare carriera nella CIA, il cast stellare presente nel film contempla anche William Hurt (che interpreta il ruolo di direttore della CIA), Alec Baldwin, Timothy Hutton, John Turturro nonché Francis Ford Coppola in veste di produttore esecutivo.
Il merito di questa soddisfacente riuscita di connubio tra fatti reali e personaggi inventati, va anche allo sceneggiatore Eric Roth che ha al suo attivo film accolti con entusiasmo da pubblico e critica quali "Forrest Gump", "Insider - Dietro la verità", "Alì", "Munich". A lui infatti, il pregio di una trama che combina gli elementi di un'eccitante storia di spionaggio mescolata alla vita quotidiana degli agenti di quell'organizzazione che, ad oggi, conta circa trentamila dipendenti.
La sceneggiatura ben inquadra il contesto storico che segue la storia dell'organizzazione segreta, a cominciare dagli anni delle OSS, durante la seconda guerra mondiale, per finire col fallimento dell'operazione della CIA presso la Baia dei Porci nel 1961, con la mancata invasione di Cuba, voluta da Kennedy, dove morirono centinaia di uomini nel tentativo di spodestare il dittatore cubano. Nello splendore di un'energia difficile da ricreare, merito del fotografo Robert Richardson (Oscar per il film di Scorsese "The Aviator" e grande talento artistico per i precedenti "JFK", "Platoon", "Wall Street", "Kill Bill") e della costumista Ann Roth (premio Oscar per "Il paziente inglese"), De Niro, mentre già progetta di raccontare il resto della storia in altri due film, ci offre uno spaccato sulla vita di un agente segreto. Su come si diventa e su come si vive.
Nonostante la narrazione non risulti particolarmente lineare a causa dei frequenti flashback e venga richiesta una particolare attenzione al frenetico susseguirsi dei dialoghi, il film merita un encomio per l'enorme sforzo messo in scena e per averci mostrato il volto di un mondo in cui il confine tra giusto e sbagliato è piuttosto confuso o inesistente e nel quale non si sa più chi sono gli amici e chi i nemici. Un universo di solitudine e compromessi, dove gli affetti familiari devono soccombere sotto la dolorosa lezione del "non fidarsi mai di nessuno". Una serie di esistenze vuote di profondità e ricche solo di falsità, in ossequio a quel senso di dovere verso lo Stato che autorizza a compiere qualunque gesto. Una vita fatta di sospetti, dove la regola del "Buon Pastore" (ironia della sorte, questo il titolo originale della pellicola) è "Non fare nulla che possa fare del male a qualcuno o metterlo in pericolo e non fare nulla che possa complicare ancora di più il lavoro che quelle persone stanno cercando di fare".
Piergiorgio Ravasio
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