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di Piergiorgio Ravasio
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| La Trama / L'Opinione |
di Piergiorgio Ravasio |
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Nel natalizio appuntamento cinematografico con Leonardo Pieraccioni troviamo quest'anno Gilberto: un professore di quarant'anni, insegnante di educazione fisica in un liceo di Pistoia. Fin qui tutto normale; se non fosse per il fatto che l'insegnante riceve quotidianamente le attenzioni di una ragazzina sedicenne follemente innamorata di lui. Lei lo desidera e lo pretende ad ogni costo. Al punto di scriverglielo ogni giorno su vari bigliettini, ed ogni volta in una lingua differente (da qui il titolo del film). Gilberto non vive solo, dopo la scoperta del tradimento da parte della moglie. Ora gli fa compagnia Cateno (un eccellente Giorgio Panariello): il fratello balbuziente e un po' ritardato, che poi alla fine risulta essere un po' il narratore di tutta la vicenda, raccontata, a tratti quasi con ironia, alla platea di una lavanderia: passivi ascoltatori che però, forse, aiutano il sempliciotto Cateno convincendolo di essere (anche lui) una persona utile ed importante. Inevitabile scoppierà la scintilla d'amore per Gilberto quando questi incontrerà l'avvenente Margherita: psicologa in una clinica per animali. Questa conoscenza comporterà una serie di conseguenze ed imprevisti, anche molto divertenti, che ci faranno incontrare pure un inusuale Massimo Ceccherini nelle vesti (ed anche in un linguaggio di altri tempi... per fortuna...) di un frate convertitosi alla vita monastica.
Tra gli altri personaggi degni di segnalazione non si può sottacere l'integerrimo preside del liceo, interpretato da un insolito Francesco Guccini e il collega di matematica (fissato col sesso) Rocco Papaleo.
Il tema portante è sempre quello dell'amore: nelle sue forme, con le sue difficoltà, con i suoi successi e con le sue impossibili realizzazioni (l'amore di una giovanissima per un uomo molto più maturo). Alcuni personaggi, infatti, suscitano anche un senso di tenerezza proprio per la tristezza della loro condizione e per l'impossibilità di vedere realizzati i propri sogni.
Sicuramente il tema centrale, che ci deve invitare alla riflessione, è quello di un'adolescenza troppo affrettata; il voler correre troppo di corsa verso l'età matura; il perdersi e il non gustarsi gli aspetti propri di ogni età e che la natura ci offre nel corso della nostra vita; il non volersi assumere le proprie responsabilità.
"Ti amo in tutte le lingue del mondo" è comunque una piacevole commedia divertente: ci inviterà anche ad un po' di riflessione ma sicuramente ci farà anche divertire per tutta la sua durata.
Il tempo scorre inesorabile... I fatti della vita non sempre vanno come vorremmo noi stessi ... Ma forse certe volte è meglio così.
Piergiorgio Ravasio
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