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Piergiorgio Ravasio |
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di Piergiorgio Ravasio
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02-03-2007 |
20-02-2007 |
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| La Trama / L'Opinione |
di Piergiorgio Ravasio |
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Eugenio Cappuccio, il regista di questa nuova commedia dai toni leggermente drammatici, ha già avuto modo di imporsi nel 2004 dirigendo quel "Volevo solo dormirle addosso" a cui va il merito di aver posto all'attenzione pubblica tematiche sociali poco dibattute. Ora, col contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sostenuto dalla sempre frizzante e affabile recitazione di Fabio Volo ("Casomai", "La febbre" e il recentissimo "Manuale d'amore 2"), l'autore ci presenta la storia di un uomo ambizioso che deve ristrutturare ogni prospettiva di vita dopo le avvisaglie di una malattia seria.
Giovane avvocato di estrazione proletaria, ambizioso ed egoista, Lorenzo vuole espandere la propria attività. Una vita perfetta, regolata da quelle tipiche modalità che caratterizzano le persone piene di grandi propositi. L'uomo fa finta di non sapere di essere fortunato; non sa che la vita potrebbe modificargli ogni equilibrio duramente conquistato. Se ne accorge solo dopo un leggero malore che si rivelerà, invece, frutto di una patologia seria. Dimesso dall'ospedale e in attesa dell'esito della biopsia, Lorenzo prova a continuare quello che aveva lasciato in sospeso. Tuttavia il filtro della malattia gli fa apparire ciò che lo circonda come insipido, sbagliato e falso. Anche il rapporto con la fidanzata Silvia (una indipendente e risoluta Anita Caprioli) precipita drammaticamente, benché la donna faccia di tutto per stargli accanto e trovare il modo di comunicare con un uomo che non riconosce più.
L'unica persona che lo può capire è Giovanni (il Ninetto Davoli, personaggio-tipo della migliore cinematografia di Pierpaolo Pasolini). Compagno di stanza durante la degenza ospedaliera di Lorenzo, questi è un uomo tormentato dalla malattia terminale e dal rimorso per una famiglia ormai perduta. Giovanni aiuterà Lorenzo a modo suo, ma senza riuscire a scoprirsi sui sentimenti più intimi (il desiderio di rivedere la sua unica figlia che non è mai andata a trovarlo). Lo introduce nel mondo dei malati e, inconsciamente, lo guida verso la sua rinascita personale di uomo. Il rapporto tra i due uomini genera in Lorenzo un importante momento di confronto, profondo e movimentato, che lo metterà duramente alla prova, svelandogli nuovi desideri ed obiettivi.
La vicenda di Lorenzo, negli intendimenti registici, diviene così la metafora di un film sulle relazioni umane e su come queste, lontane o vicine che siano, cambiano a seconda delle nostre condizioni di salute. Il rampante avvocato finirà per riscoprire un suo ruolo sociale. Sospeso tra la vita e il dubbio di una grave malattia, fra il tutto e il niente, si inventa una missione: convincere la figlia di Giovanni ad andare a visitare il padre in ospedale. Il piombare nel passato di un amico diventa così, per Lorenzo, elemento scatenante per rimettere in discussione la sua visione del mondo.
"Uno su due" ha il pregio di riuscire elegantemente nell'intento di comunicarci proprio questo: la trasformazione profonda di un uomo senza particolari, apparenti, qualità. Una commedia umana sul tema dell'attesa, della speranza, sulla rimozione della paura e la riscoperta del valore dell'altro. Quella speranza che, come una bambina piccola piccola, ti tira per mano e ti conduce a scoprire le cose. Perché "quando sai le cose, allora sei davvero libero".
Piergiorgio Ravasio
Vedi anche la Recensione di Daniele T.
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